La storia

Greiner ha una storia alle spalle, la storia di una passione per il lavoro ben fatto, la vicenda di un giovane tecnico, Plinio Lena, che nel dopo guerra arriva a Lumezzane da Verona e trova terreno propizio per la sua voglia di impresa grazie all’esperienza tecnico-organizzativa maturata nel settore dell’armamento navale durante l’esperienza presso la Oto Melara di La Spezia. Una storia tipicamente italiana, una felice sinergia di conoscenze tecnico-scientifiche associate alla creatività operosa. Inoltre non mancano poi quei tratti comportamentali che in un’azienda favoriscono il clima collaborativo che riduce i contrasti e fa lievitare le idee. Un clima che ha cementato i rapporti umani al di là dei ruoli e delle gerarchie di fabbrica. Ancora oggi la stima e il rispetto del fondatore, ormai scomparso, sono il collante e la motivazione profonda dei collaboratori Greiner.

Le origini

L’area nella quale attualmente sorge lo stabilimento Greiner S.p.A. è sicuramente di notevole interesse storico.
Durante la seconda guerra mondiale l’azienda Caproni elettromeccanica Saronno decise di de-localizzare la sua produzione proprio nello stabilimento Bossini Guido di Lumezzane, attuale Greiner. Attraverso alcune testimonianze e documenti non ufficiali, raccolti soprattutto con l’aiuto di ex dipendenti, è stato possibile ricostruire la cronologia, percorrendo ritroso gli eventi, fino al periodo ante guerra. Si riporta fedelmente un’accurata descrizione di uno stimato collaboratore:

Nel 1938 ebbe inizio la costruzione del primo capannone della ditta Bossini Guido, con annessi uffici e abitazione, nonché la portineria e garage. L’anno 1940 vide la nascita del secondo capannone di destra. Tra il 1941 e 1942 entrambi i capannoni vennero dati in affitto alla ditta Caproni elettromeccanica Saronno per la costruzione di materiale bellico. La produzione era concentrata soprattutto nelle spolette per bombe d’aereo e proiettili d’artiglieria. Negli anni seguenti, più precisamente fino all’aprile 1945, detta Caproni, per ragioni di sicurezza, cambiò due volte la ragione sociale: fu chiamata prima Cemsa e a seguire Camla. Cessò definitivamente l’attività nel 1946. Rientrò così Bossini Guido fino a quando non fu costretto a cambiare a sua volta la denominazione da Bossini a Greiner. Detta Greiner venne definitivamente ceduta al Cav. Lena Plinio il quale seppe dare impulso straordinario tanto da portare Greiner a essere un’azienda leader del proprio settore.

La sopracitata Caproni era una delle principali aziende aeronautiche italiane dell’epoca. Fondata da Giovanni Battista Caproni nel 1911, fu la prima ditta aeronautica italiana e durante gli anni trenta assunse le dimensioni di una multinazionale, avendo ben 20.000 dipendenti in Italia e altrettanti all’estero. L’ing. Caproni iniziò l’attività con una piccola fabbrica a Vizzola Ticino in provincia di Milano, aprendo successivamente stabilimenti a Trento, Bolzano e Montecollino sul Lago d’Iseo.
La casa madre Caproni terminò la sua attività nei primi anni cinquanta, in seguito alla crisi del dopoguerra. Analoga sorte toccò in seguito alle altre consociate, ultima della quali la Caproni Vizzola, rilevata negli anni ottanta dalla Agusta. Il gruppo Caproni negli anni trenta arrivò ad includere più di 20 società. L'attività di queste ditte era principalmente nel settore aeronautico: produzione dei velivoli Caproni e produzione su licenza, in particolare di velivoli Savoia-Marchetti. Grazie alla Isotta Fraschini acquisita nel 1932, ed alla Motori Marini Carraro, l’azienda estese la sua attività anche al settore dei motori ed a quello navale. La Caproni nel 1935 assorbì le Avio Industrie Stabiensi e l’Aeronautica Sicula, progettò e costruì oltre 170 modelli differenti. Il gruppo Caproni aveva aziende collegate anche all’estero: Stati Uniti, Belgio, Bulgaria e Perù.
I progettisti che operavano all’interno del settore aeronautico avevano raggiunto fama internazionale già dagli anni Venti, i più famosi tra questi erano: il già citato Gianni Caproni, Mario Castoldi, Alessandro Marchetti, Filippo Zappata (Wikipedia e Gallino, 2003).

Negli anni successivi alla guerra lo stabilimento Caproni di Lumezzane cessò la sua attività e nel 1949 prese origine la storia della Greiner, che nacque come azienda specializzata nella produzione di articoli in bronzo, quali saracinesche, rubinetti d’arresto e rubinetti a maschio conico. La società, fondata da un gruppo di amici, voleva onorare nella denominazione Melania Greiner, signora con origini austriache, madre del titolare di maggioranza, Guido Bossini. Il logo aziendale è rappresentato dall’asse di “picche” color verde, in ricordo di uno dei soci amante del poker, mentre il colore vuole ricordare il panno del tavolo da gioco.
Nel 1953 il Cav. Plinio Lena rilevò la società focalizzando l’attenzione soprattutto sulla qualità del prodotto.
La positività dell’ambiente si riflette all’interno di Greiner, infatti, nel tempo, l’azienda ha selezionato un management preparato, scrupoloso e intraprendente. Le dimensioni di Greiner sono ideali per perseguire obiettivi di qualità senza rincorrere a tutti i costi le grandi quantità di produzione. Oggi la società è controllata dai fratelli Roberto ed Emilio Lena, figli del Cav. Plinio Lena.

Il museo aziendale: dall'azienda Gianni Caproni a Greiner S.p.A.

Si vuole ora ripercorrere la storia di una delle più importanti aziende aeronautiche italiane, creata dalla maestria di Gianni Caproni, che viene ad incrociarsi, a suon di assi di picche, con le origini di Greiner S.p.A.
La lunga e documentata storia di Greiner viene oggi esposta in una sala all’interno della sede principale dell’azienda. Questo piccolo museo aziendale passa in rassegna non solo i vecchi prodotti Greiner, ma anche i reperti Caproni.
Al museo, che si trova al secondo piano, si accede attraverso una scala sulla cui parete, attraverso immagini significative, ci si introduce all’interno della storia.

Inizialmente” racconta l’ingegner Roberto Lena, Presidente di Greiner S.p.a., “di fronte alla sala riunioni vi era uno spazio con tavolo e teche in cui erano esposti pezzi vecchi, quando abbiamo deciso di ampliare il piano superiore si è pensato ad una sala esposizione per i nuovi prodotti, ma anche ad un luogo in cui esporre i vecchi reperti del passato, firmati non solo Greiner, ma anche Caproni”. 
Lena continua sottolineando quanto l’impresa senta che “nel nostro Dna è presente l’impronta Caproni;essa non solo ha lasciato un importante bagaglio culturale, ma ha segnato lo sviluppo di Greiner che ha continuato la via di abilità e qualità tecnica e meccanica, caratteristica che un’impresa legata al Regime come Caproni doveva per forza avere”. Inutile chiedere all’ingegnere il perché del museo, risponde senza esitazione: “è importante conoscere la storia, le proprie radici e il punto da cui si è partiti”.
Soffermandoci su alcune foto e reperti che, con mano attenta, i responsabili del progetto Guindani Simona e Lena Carlo hanno studiato, il Presidente di Greiner S.p.a ricorda come tutti i pezzi siano stati trovati all’interno degli uffici tecnici, veri musei “clandestini”, fonte inesauribile di risorse culturali.
In questa collezione aziendale non sono presenti solo oggetti materiali, ma anche documentazione cartacea, l’ombra del prodotto e un bel dipinto dell’artista locale Marco Furri che ha immortalato l’ultima colata della fonderia, al fine di serbare sempre nella memoria quello che Roberto Lena definisce un “passato davvero interessante”.
L’imprenditore lumezzanese ricordando la passata fonderia Greiner sembra perdersi nel profumo dei ricordi, descrive accuratamente i passaggi del processo, con minuzia di particolari ricorda come fosse importante, per creare un prodotto di qualità, “che tutte le variabili coincidessero, metallo, sabbia, temperatura…” e “quanto fosse interessante, anche a livello teorico, analizzare i motivi per cui un pezzo non veniva realizzato correttamente”.

L'Asso di picche

Sfogliando il volume di Abate, Alegi, Apostolo "Aeroplani Caproni. Gianni Caproni ideatore e costruttore di ali italiane" si può leggere che uno dei primi prototipi dell’ingegner Caproni era stato decorato con il simbolo dell’asse di picche probabilmente come portafortuna per l’atterraggio, poiché come ricorda lo stesso inventore “ogni volo significava la rottura dell’apparecchio nel momento delicato dell’atterramento data l’imperizia dei piloti”.
Un indizio era troppo misero per cercare d’accostare l’asso di Caproni all’asso Greiner, ma scorrendo le pagine ecco emergere da foto profumate di ricordi questa fotografia:

 
Figura: Piloti di uno degli aerei dell’8a Squadriglia (Fonte: Abate R., Alegi G., Apostolo G. (1992), Aeroplani Caproni. Gianni Caproni ideatore e costruttore di ali italiane, Giorgio Apostolo Editore, Milano).

 Se c’era un asso di fiori non poteva mancare quello di picche ed infatti la didascalia recitava: “Gli aerei dell’8a Squadriglia erano contraddistinti dai semi delle carte. All’asso di picche di Pagliano e Gori si affiancava così l’asso di fiori del ten.Mario Martini e del s.ten. Gino Lisa […]”. Una rapida ricerca in internet svela subito che Pagliano e Gori non sono due semplici piloti, ma un equipaggio d’eccezione, che presto attira l’attenzione del Capitano osservatore Gabriele D’Annunzio.
Pagliano e Gori fanno parte della Ottava Squadriglia del Quarto Gruppo i cui velivoli sono contraddistinti con i semi delle carte: Asso di Cuori, di Quadri, di Fiori e di Picche.

La prima missione in cui Pagliano e Gori si mettono in luce è il bombardamento dei baraccamenti e della stazione ferroviaria di San Daniele del Carso datata 11 maggio 1917, in quell’incarico però il loro velivolo Ca.3 N.2609 “San Giorgio” viene gravemente danneggiato, i due piloti d’ora in poi useranno il Ca.3 N.2378 sempre con l’asso di Picche dipinto sulla carlinga e con l’utilizzo del motto: “Nulla via Invia”. Con questo velivolo compiono svariate audaci imprese attirando l’attenzione del poeta soldato Gabriele D’Annunzio che con loro e il sottotenente Pratesi effettua tre memorabili azioni notturne su Pola (in questa occasione verrà scritto il famoso Senza cozzar dirocco indirizzato a Gianni Caproni), sulla prua dell’aereo appare la sentenza “Reperita Iuvant”.

D’Annunzio ottiene dal Comando Supremo un primo permesso per tentare operazioni dimostrative a lungo raggio sull’Austria e soprattutto su Vienna per prepararsi all’impresa viene scelto l’equipaggio Pagliano Gori Pratesi. Il viaggio comincia il 4 settembre 1917, con un volo ininterrotto di 1000km con cui passano anche nei cieli bresciani. Nonostante il buon esito della prova il raid viene cancellato in seguito agli avvenimenti di Caporetto. Pagliano e Gori, con D’annunzio al seguito, vengono chiamati in difesa del fronte del Piave. Tra novembre e dicembre l’attività operativa si infittisce per sbarrare la strada all’esercito austo-ungarico e l’equipaggio dell’ Asso di Picche guadagna la terza medaglia d’argento.

Il 30 dicembre 1917 il Ca. 4216 con l’ “Asso di Picche”, impegnato in azioni di bombardamento oltre le linee, con obiettivo gli aeroporti della Comina e di Aviano, non rientra alla Base. Si pensa che il velivolo possa essere atterrato in un campo di fortuna e che il suo equipaggio, composto da Pagliano, Gori, e dai mitraglieri Giacomo Caglio e Arrigo Andri, sia stato catturato. Ma da Berlino viene comunicato che un Caproni è stato abbattuto in fiamme a sud di Susegana (Tv) alle ore 12.40 del 30 dicembre: gli occupanti tutti deceduti (www.aeronautica.difesa.it).

Tutta la nazione esprime il proprio cordoglio e D’annunzio scrive: 
“..onore alla coppia eroica, per la vita e per la morte!”

Nel 1920 il poeta fece dedicare il nome dell’aeroporto di Aviano all’equipaggiamento dell’”Asso di Picche”, che tutt’ora è a loro dedicato.

Le coincidenze nella storia di “questo asso di picche” sono davvero tante. La certezza che Greiner abbia “una storia alle spalle, la storia di una passione per il lavoro ben fatto,  la vicenda di un giovane tecnico, Plinio Lena, che nel dopo guerra arriva a Lumezzane da Verona e trova terreno propizio per la sua voglia di impresa”, si condisce di amore e dedizione per la patria, per perdersi, perché no, in quello che può essere considerato un mito storico, la Grande Guerra.

Figura: Equipaggiamento “Asso di Picche”: Pagliano, Gori e Pratesi. (Fonte: www.aeronautica.difesa.it ).





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