
Una delle caratteristiche storiche riconosciute a Greiner è sicuramente l'attenzione alla qualità, al controllo e alla verifica della stessa, al rispetto, non solo delle normative, ma anche di parametri ancora più esigenti di alcune leggi. La volontà di percorrere questo obiettivo, a scapito dei grandi numeri, è fortemente presente nel management attuale grazie soprattutto all'impostazione iniziale voluta dal Cav. Plinio Lena.
Tecnologie, attenzione e rispetto delle normative
Caratteristica distintiva della Greiner è la costante attenzione ad
uniformare i propri prodotti alle normative ed alle indicazioni della
Comunità Europea o di altri organismi volte alla tutela della sicurezza
degli utilizzatori. I componenti gas (valvole a sfera) prodotti da
Greiner sono sottoposti alla direttiva PED (direttiva UE relativa alle
attrezzature in pressione) in regime di autocertificazione.
Per i
componenti venduti all'estero sono state ottenute, ove richieste, le
omologazioni in conformità alle specifiche normative di sicurezza
richieste. Greiner si è adoperata per il rispetto delle disposizioni in
materia di costruzione e controllo della sicurezza dei suoi prodotti:
le valvole vengono realizzate secondo le indicazioni della comunità
europea (Direttive 97/23/CE, 98/83/CE, 94/9/CE) ed alcune hanno
ottenuto la certificazione specifica delle valvole a sfera per
installazioni per gas negli edifici (EN 331 - 1998).
Se per le installazioni in impianti del gas è fondamentale la
sicurezza, per le installazioni in impianti di distribuzione
dell'acqua, il principio guida è il mantenimento delle condizioni di
potabilità dell'acqua stessa.
La Greiner S.p.A., oltre ad aver ottenuto
da tempo la certificazione ISO 9001:2000 (scarica il certificato), è
stata tra le prime aziende italiane del suo settore a potersi fregiare
del marchio Q-AVR e dei marchi "raccordo verde" e "valvola verde"
riconosciuti dal consorzio Ruvaris.
Il marchio Q-AVR certifica il "made in Italy" ed assicura che la
produzione risponda alle specifiche internazionali più severe in
termini di tutela e sicurezza del consumatore.
Il marchio Q-AVR
Q-AVR è un marchio collettivo di cui si possono fregiare i produttori
italiani di rubinetteria e valvolame più qualificati, rilasciato da
AVR, dopo l'approvazione di un comitato garante supportato dal Centro
Ricerche in Analisi Economica dell'Università Cattolica di Milano e
dalla Fondazione Edison.
Nato sulla spinta del forte orientamento alle esportazioni che
caratterizza questo settore e dalla crescente competizione globale, il
marchio si propone di promuovere e accrescere l'immagine internazionale
dei costruttori associati.
L'idea di AVR di creare un marchio collettivo per il settore ha fondate
motivazioni, che risiedono nelle caratteristiche proprie delle aziende
della rubinetteria e del valvolame associate: esperienza, qualità,
innovazione, certificazioni internazionali, assistenza post-vendita,
design. Vi è inoltre la volontà di meglio identificare il prodotto
italiano di qualità in un momento storico, come quello attuale, in cui
la competizione di molti paesi emergenti si svolge non sempre con
criteri di correttezza.
Queste considerazioni hanno portato alla creazione del marchio e alla
collaborazione con il Cranec (Centro di Ricerche in Analisi Economiche)
dell'Università Cattolica di Milano per l'elaborazione di parametri
utili per identificare, in modo semplice e poco burocratico, le aziende
potenzialmente in grado di potersi fregiare del marchio italiano di
qualità. A tal fine, nello studio, realizzato dal Cranec in
collaborazione con la Fondazione Edison Comunità e Innovazione, si sono
individuati i criteri di discrimine fra costruttori e assemblatori. La
crescente competizione e l'andamento dell'economia internazionale
rappresenta una sfida per l'industria italiana del settore. è da
rilevare, in particolare, la crescita di alcuni concorrenti emergenti
che spesso ricorrono anche a forme di imitazione fraudolenta dei marchi
delle aziende italiane o appongono illegittimamente sui prodotti non
italiani la dicitura Made in Italy.
Per ottenere il marchio Q-AVR è necessario garantire alcune
caratteristiche (AVR, 2007):
- essere una vera azienda di produzione, con proprie capacità di
ricerca e sviluppo, progettazione, fabbricazione, collaudo e assistenza
post vendita;
- essere un esponente del "made in Italy";
- caratterizzarsi per un'etica al lavoro e rispetto dell'ambiente;
- utilizzare materie prime certificate secondo le certificazioni
internazionali più severe sotto il profilo della tutela e della
sicurezza del consumatore;
- realizzare prodotti con elevati standard di innovazione, design e
qualità;
- offrire ai clienti tutela dai fenomeni di contraffazione.
L'esperienza Ruvaris
L'obiettivo di Ruvaris (Ruvaris, 2007) è promuovere progetti di ricerca
e sviluppo per l'innovazione nell'industria della rubinetteria
sanitaria, con particolare riguardo ai materiali impiegati, al 99% al
mondo lega di ottone (rame, zinco, piombo), nichelata e cromata
galvanicamente.
Nel 1996 nacque una collaborazione tra il Tecnoparco del Lago Maggiore
di Verbania e i distretti piemontesi e lombardi della rubinetteria e
valvolame. Questi distretti, circa 500 piccole e medie imprese,
operanti spesso a livello europeo e mondiale, operavano ed operano in
un settore che soffre la concorrenza leale ma più spesso sleale della
nuova industria cinese. Già nel 1996 alcune di quelle imprese si
rivolsero al Tecnoparco di Verbania per risolvere un problema molto
specifico di corrosione di valvole in contatto con acque aggressive nel
nord Europa. Ci si pose la domanda se quello proposto fosse un problema
specifico di un ambito molto più ampio legato all'innovazione
dell'ottone.
La risposta, a valle di una serie di seminari organizzati con gli
imprenditori, fu affermativa. Il problema era ben più ampio.
Lo studio, co-finanziato dalla Regione Piemonte, fu realizzato in soli
sei mesi e diede alle aziende le priorità da affrontare in termini di
ricerca nel proprio settore e, prima fra tutte, la necessità di
affrontare il problema di rilascio del piombo dall'ottone, a contatto
con l'acqua che attraversa rubinetto o valvola. Sei di quei 23
produttori,tra cui Greiner, capirono, grazie al Tecnoparco, che si
poteva fare ricerca insieme e diedero vita a RUVARIS, come srl di
ricerca e sviluppo di settore. La Ruvaris inizialmente ubicata nel
Tecnoparco, autentico spin off di quella struttura, si è trasferita in
seguito nel cuore del distretto del Lago d'Orta ed ha sviluppato un
brevetto depositato in Usa ed Europa di "depiombatura" chimica del
rubinetto al termine del ciclo di produzione, applicato in 15 impianti
in Italia e all'estero.
Il percorso virtuoso ha visto nel luglio 2006 un salto di qualità con
la trasformazione di RUVARIS da srl in Consorzio di Ricerca, l'aumento
a 19 del numero dei produttori consorziati (11 piemontesi, 7 lombardi e
1 toscano) e l'ingresso di Confindustria tra i soci sostenitori
attraverso l'Associazione Industriali di Novara-AIN, l'AIB di Brescia,
l'Unione industriale di Vercelli e Valsesia e l'AVR-Associazione
Valvolai e Rubinettai di ANIMA. Il Consorzio Ruvaris, continua a
sviluppare collaborazioni di ricerca con l'Università ed il Politecnico
di Torino e con l'Università di Modena e Reggio Emilia per lo sviluppo
di tecnologie alternative alla cromatura e nichelatura galvanica, per
affrontare le sempre più stringenti norme internazionali in materia di
qualità dell'acqua per consumo umano. Attualmente il Consorzio Ruvaris
coinvolge 26 aziende del settore della Rubinetteria sanitaria e
valvolame. Le aziende consorziate rappresentano sia la realtà
industriale del distretto del Cusio-Valsesia-VCO che del distretto di
Brescia. Oltre ai produttori, il consorzio conta anche due partner
tecnologici, nonché laboratori di prove. Il Consorzio Ruvaris è inoltre
supportato da 4 soci sostenitori, le associazioni industriali di
Novara, Vercelli, Brescia ed AVR, le quali, offrono le proprie
competenze a servizio degli obiettivi di Ruvaris. La sede di Ruvaris è
a Borgomanero presso la sede distaccata di AIN.
I marchi verdi
I marchi "raccordo verde ®" e "valvola verde ®" sono progettati nel
rispetto della normativa dell'Organizzazione Mondiale della Sanità sul
rilascio di materiali considerati cancerogeni per i prodotti a contatto
con l'acqua potabile. Questa norma internazionale è ripresa dalla
direttiva europea 98/83/CE e recepita dal decreto legislativo numero 31
del 2001 (entrato in vigore nel 2003). Nel caso della rubinetteria e
della raccorderia in ottone e bronzo, il metallo maggiormente
interessato è il piombo, per il quale il limite ammesso è 10
microgrammi/litro.
Partecipazione a Idrogenet
La Greiner S.p.A. , insieme ad altre aziende locali, partecipa a
progetti di sviluppo di nuovi prodotti utilizzati nell'ambito delle
nuove tecnologie e fonti energetiche alternative attraverso Idrogenet
s.r.l., società costituita a fine 2004. L'idea nasce da un gruppo di
aziende, dalle origini lumezzanesi, desiderose di reagire attivamente
alle difficoltà di approvvigionamento energetico e attente ai problemi
legati all'inquinamento. Dallo statuto della nuova impresa è possibile
individuare gli obiettivi e le finalità che hanno caratterizzato
l'attività di questi primi tre anni. L'oggetto della società consiste
principalmente nelle attività di ricerca, sviluppo, applicazione,
produzione, distribuzione, di tecnologie legate all'idrogeno o alle
fonti di energia rinnovabile e alternative. Dopo la costituzione ha
avuto inizio l'attività operativa di Idrogenet s.r.l.: le linee di
azione sono state definite sia dai soci che da indagini preliminari sul
mercato condotte nel 2004. L'organizzazione delle attività è stata
sviluppata su due livelli:
- core business: componenti per l'idrogeno e le tecnologie
collegate;
- opportunità di investimento in settori innovativi: metalli
a memoria di forma, fotovoltaico, eolico e pompe di calore (geotermia).
Accanto alla ricerca è stata realizzata anche una sistematica attività
di informazione e formazione attraverso l'organizzazione di incontri,
convegni, seminari e contatti potenzialmente di valore a livello di
ricerca e a livello industriale.
- Attività di core
L'attività di Idrogenet ha riguardato principalmente il progetto di
ricerca per la realizzazione di un prototipo di un sistema di
componenti di collegamento tra il serbatoio di idrogeno e la fuel cell.
Al fine di ottenere energia, l'idrogeno può essere bruciato
direttamente all'interno di un bruciatore oppure impiegato all'interno
di una cella a combustibile; in entrambi i casi l'impatto ambientale è
minimo, infatti l'unica emissione è l'acqua, ma nel secondo il
vantaggio risiede nei rendimenti elevati. Le celle a combustibile, o
fuel cell, sono dispositivi che permettono di trasformare l'energia
chimica del combustibile direttamente in energia elettrica. L'idrogeno
in alimentazione si combina, all'interno della cella a combustibile,
con l'ossigeno dell'aria per produrre una molecola d'acqua ed energia
elettrica (H2 planet).
In considerazione di ciò, Idrogenet, ha sviluppato relazioni con EPT,
con la tedesca Proton Motor candidandosi ripetutamente a un progetto
Craft.
L'obiettivo iniziale è stato quello di sviluppare un'azione di
monitoraggio dell'evoluzione dei settori delle tecnologie collegate
all'idrogeno per evidenziare occasioni di ricerca applicata e di
progetti industriali.
- Opportunità di investimento in settori innovativi
Per quanto riguarda questo livello, le attività di ricerca si sono
inizialmente concentrate sul settore fotovoltaico. Grazie ad alcuni
approfondimenti specifici è stato possibile valutare concretamente una
proposta di business plan di una società specializzata nella produzione
di celle e moduli fotovoltaici. Purtroppo dopo una attenta analisi e
aver constatato la bontà del progetto, il CDA non ha potuto concludere
positivamente l'investimento a causa dell'eccessivo esborso finanziario
necessario. Inoltre, è stato possibile sviluppare studi nel settore dei
metalli a memoria di forma: l'esempio concreto è dato dal progetto, in
fase avanzata, dell'ortesi per la mano, un tutore per uso fisiatrico,
considerato attrezzatura innovativa nel campo della riabilitazione.
Riassumendo, le principali attività di ricerca hanno affrontato le
seguenti tematiche:
- studi sull'idrogeno;
- fotovoltaico;
- esperienza ortesi per la mano;
- eolico.
Tra gli aspetti positivi di questa nuova avventura è opportuno
evidenziare che Idrogenet ha offerto ai suoi soci non solo ricerche e
proposte di industrializzazione, ma ha permesso di approfondire e
recepire altre possibilità. Soprattutto è stato possibile instaurare un
rapporto di collaborazione con il mondo universitario, grazie alla
presenza all'interno di Idrogenet del prof. Sergio Albertini docente
presso la facoltà di Economia dell'Università di Brescia.
L'esperienza all'interno di Idrogenet permette quindi a Greiner di
collaborare, impegnandosi attivamente, nella ricerca di innovative e
sostenibili soluzioni ai problemi legati all'inquinamento e
all'approvvigionamento energetico.